In passato mi sono occupato della concezione di sport nella cultura orientale e occidentale (per esempio qui). Dopo aver letto, sullo stesso argomento,  un interessante articolo della dottoressa Martina Petrini (qui) vorrei fare una breve riflessione su come è stata affrontata questa fase legata al Covid19 negli ambienti sportivi che frequento.

Premessa.
Pur partendo dalla pratica reale, questa  riflessione verte sullo spirito con cui si è affrontato questo periodo e con cui si cerca di prevedere cosa ci riserverà il futuro. Tralascio per il momento l’aspetto economico anche se so che è un momento drammatico: palestre chiuse, istruttori senza lavoro e società sportive sull’orlo del baratro. E’ però dall’aspetto culturale e filosofico che  si percepisce se si ha la resilienza e le idee per immaginare e affrontare nuovi scenari.

Daoyin, Qi gong e Taijiquan.
Il 9 Marzo scorso la chiusura delle palestre ha comportato l’interruzione di tutti i corsi. Sia di quello che tenevo come istruttore di Daoyin a Firenze, sia di quello che frequentavo come allievo di Taijiquan. Ad alcuni miei allievi ho mandato una mail con le indicazioni degli esercizi che abbiamo fatto e alcuni spunti per continuare ad allenarsi a casa anche grazie a video e materiali reperibili in rete. Altri insegnanti hanno organizzato corsi online, gratuiti o a pagamento.
Visto che soprattutto il Daoyin – Qigong sono attività ginniche personali, legate alla Medicina Tradizionale Cinese, continuare la pratica a casa è stato naturale! Un metodo per fare attività fisica in modo piacevole  e contemporaneamente rafforzare il sistema immunitario e migliorare la salute. A queste attività alcune palestre hanno affiancato videoconferenze su Dietetica, Meditazione, Salute e aspetti storico culturali che legano queste attività ginniche alla Medicina Cinese ma anche al Taoismo, Confucianesimo e Buddhismo.  Nelle ultime settimane stiamo pensando a come riprendere le attività  in modo sicuro e distanziato, magari spostandosi dalle palestre ai parchi cittadini o in mezzo alla natura.
Se c’è una cosa di cui non ho sentito parlare in questo periodo sono le gare, le manifestazioni e i raduni che, pur essendo belli e divertenti, sono solo un corollario della ben più importante pratica per il benessere individuale.

Podismo e Atletica Leggera.
L’ultima gara podistica a cui ho partecipato è stata il 23 Febbraio ad Ugnano (Fi) e già si capiva che sarebbe stata una delle ultime. Col senno di poi il “non distanziamento” in spogliatoi, bagni, partenza e ristori era un invito al Covid19 a crescere e moltiplicarsi… L’ultimo allenamento solitario su strada l’ho fatto il 6 di Marzo poi mi sono ritirato in casa e ho pacificamente sostituito la corsa con la cyclette. Per combattere la noia  ho dato fondo all’abbonamento di Netflix, così mi sono trovato a pedalare tra documentari in Africa, su astronavi nello spazio o dentro cartoni giapponesi.
Molti miei colleghi podisti invece l’hanno presa proprio male: durante il divieto alcuni hanno corso maratone in terrazzini o in fazzoletti di terra delle loro villette. Qualche raro caso andava ostinatamente a correre alle 4.30 di mattina per non trovare le forze dell’ordine. Chi ha smesso di correre l’ha fatto con una litania di lamentazioni sui social, pari se non maggiori, a quelle di chi voleva la Messa e la Comunione a tutti i costi (spesso con la stessa giustificazione: «Ma i tabacchini ? E i fumatori?»). Eppure per continunare a restare in forma ci sono stati molti istruttori di atletica che hanno organizzato delle belle e interessanti sedute on line di fitness da fare a casa, ma purtroppo il podista medio… vuole solo correre!!!
C’era una tale scarsità di immaginazione che ritrovo anche quando leggo o sento discorsi sul futuro del podismo. A parte riprendere a correre individualmente (cosa che anch’io ho già fatto), si continua a pensare alle gare con migliaia di persone con le condizioni pre-Covid19. Le alternative, che magari consentirebbero il distanziamento, vengono ritenute come palliativi folcloristici da non prendere nemmeno in considerazione. Se invece di fare le gare, per un periodo si facessero dei trekking, crolla il mondo? E se invece di fare una mezza maratona con migliaia di persone tutte una accanto all’altra, si facesse una bella staffetta lunga tutto lo stivale, in cui ogni podista corre i suoi 21 km in solitaria e passa il testimone al podista successivo, dalle Alpi a Lampedusa? Ma si sa il podista medio non si accontenta di correre per il proprio benessere o per scopi benefici: vuole la classifica, la medaglia, i tempi, il podio.
Allora agli organizzatori chiederei di usare un po’ di fantasia. In una gara da mille partecipanti saranno forse una trentina quelli che lottano per salire sul podio, due o trecento quelli che combattono per arrivare a premio (che spesso è una bottiglia di vino). Immedesimatevi nel resto della classifica, nelle centinaia di persone che non vanno mai a premio e che magari arrivano insieme all’ambulanza che chiude la gara. Forse dalle motivazioni e dallo spirito che anima queste persone potreste trovare spunto per un podismo nuovo, meno agonistico, più allegro e  magari anche distanziato e rispettoso delle normative anticovid presenti e future…

Conclusioni.
Ad oggi non ci è consentito sapere come saranno le attività sportive fra due, tre mesi o fra un anno. Sappiamo solo che dovremo fare a lungo i conti col Covid19 e che per molto tempo niente sarà come prima. Se però al centro dello sport mettiamo l’unione fra corpo e mente, la prevenzione delle malattie, il miglioramento individuale verso l’armonia, il benessere e la longevità, forse avremo la resilienza per adattarci alla nuova situazione e trovare nuove soluzioni. E forse lo sport aiuterà le persone e la comunità a risollevarsi.

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