Citius!, Altius!, Fortius!” (“Più veloce!, più in alto!, più forte!“) è il motto olimpico che, più o meno, sintetizza la concezione occidentale di sport. Fin dall’antica Grecia per la cultura  occidentale  lo sport è rivolto alla vittoria, alla competizione e all’ottenimento del risultato. Non importa se lo sport è agonistico o amatoriale: c’è sempre e comunque un’asticella da alzare o un tempo da limare. Quando la competizione non è contro altri atleti è contro se stessi e i propri limiti. Io, che vengo dal podismo amatoriale, posso testimoniarlo: nella maggioranza dei casi si corre contro i propri “record”. Se fai la maratona a 6 minuti al km la volta dopo vuoi scendere a 5:45 al km, poi a 5:15, poi ancora meno, poi magari chiedi troppo a te stesso e ti infortuni! Quando non riesci a scendere sotto a quel limite che ti eri prefissato, ti deprimi, molli tutto e abbandoni lo sport, oppure ricorri al doping! E giuro che conosco gente che si doperebbe per fare gare dove il primo premio è un salame!

Da millenni in oriente lo sport è invece concepito come unione fra corpo e mente, come prevenzione delle malattie e più in generale come una modalità per raggiungere un’armonia che consenta il benessere e la longevità. Se ciò è lampante in discipline come il Daoyin, il Taijiquan o lo Yoga è altrettanto vero anche per gli sport di contatto che all’apparenza sembrano più violenti. Quando ero piccolo ho fatto un po’ di judo e ricordo che alla prima lezione il maestro arrivava con una piramide di legno che appoggiava sul tatami dicendo: «Guardate questa piramide: se la appoggiate sulla sua base resta forte e ferma. Se volete farla appoggiare su un qualsiasi  spigolo lei cadrà inevitabilmente! Ecco, il judo non è menare un avversario a destra e a manca! Voi siete la piramide e il vostro avversario vuole mettervi su uno spigolo… Il vostro scopo principale è riportare voi stessi ben piantati a terra sulla vostra base, come con la piramide… Solo dopo, quando sarete ben saldi, cercherete di mettere l’avversario sui suoi “spigoli”, perchè lui cada da solo…»

Nella concezione orientale la vittoria non è mai il fine principale dello sport ma è una conseguenza che testimonia che hai raggiunto l’unione corpo-mente e con essa l’abilità nel praticare l’esercizio. E’ un concetto a cui lo sport occidentale è arrivato solo negli ultimi anni. Prima negli  anni ’80-’90 del Novecento col concetto di fitness (magrezza, giovinezza, tono e sviluppo muscolare) e poi, solo dopo gli anni 2.000, col concetto di wellness, che finalmente  mette al centro il benessere psicofisico come scopo principale dello sport.

Spostare lo sport dall’obiettivo vittoria all’obiettivo benessere personale consente di vivere l’attività fisica in pace con se stessi, soprattutto quando si comincia ad invecchiare. Quanti occidentali abbandonano lo sport perchè non accettano che a una certa età le prestazioni non sono più di quando erano giovani? E invece, quanti anziani nei parchi della Cina, tutti i giorni fanno sport serenamente?

Un breve video di un ultranovantenne….

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